Il Matto e il lockdown

Il Matto e il lockdown

“Comandante, cosa dobbiamo fare con 'sto tipo?”

Il Comandante dei vigili della ridente cittadina di 3.333 abitanti scuote la testa e allarga le braccia. “Cosa dice stavolta?”

“Che altrimenti non sente il profumo delle margherite”.

‘Le margherite? Perché, profumano? Mai sentito’, pensò il comandante.

Era la decima volta che lo fermavano e ogni volta tirava fuori una scusa per non indossare la mascherina.

La prima volta addirittura non sapeva nemmeno cosa fosse!

“Ma dove vivi?!”, gli aveva chiesto il Comandante. “Ne hanno parlato tutti i giornali e i telegiornali, non si parla d’altro!”

Lui aveva sorriso e gli aveva risposto che il cielo era il suo tetto, il vento sua madre, l’oceano suo padre, che i fiori sbocciavano per lui e la vita una meravigliosa avventura piena di doni. E che no, la televisione non la guardava.

Il Comandante l’aveva fissato per un po' cercando di capire se lo stava prendendo in giro o se era serio, poi aveva deciso di lasciare perdere.

Che fosse un po' strampalato si era capito subito, se ne andava in giro con l’aria svagata, la testa tra le nuvole, gli abiti a brandelli e un cagnolino dall’aria buffa che lo seguiva ovunque.

Il Matto era totalmente allergico a regole, norme e imposizioni.

La libertà era l’unica sua legge e se persino i suoi avi che intrattenevano i Re nelle corti potevano dire un po' quel che pareva loro, figuriamoci se lui non poteva andarsene in giro vestito come preferiva.

Era anche vero che l’avevano trovato sempre in luoghi solitari, in mezzo alla campagna, sulla collina, nei prati o sulla riva del fiume in compagnia del suo cagnolino. Non era proprio tipo da centro commerciale o da luoghi frequentati da altre persone.

“Digli che se lo becco avvicinarsi a un’altra persona senza la mascherina gliene metto dieci io personalmente!”

Il Matto aveva sentito, fece un inchino e saltellò via canticchiando.

pubblicato il 13/11/2020

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